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L’essere umano non vede niente al di fuori di un contesto

Happy sta al contesto come i Goals sta al testo.

Ti sei mai messo in giacca e cravatta, da solo, nel tuo ufficio o nella tua stanza per telefonare a qualcuno che ovviamente, non può vederti?

Io conosco una persona, Giancarlo.

Si metteva in giacca e cravatta, si pettinava, lucidava le scarpe, e poi da solo, telefonava.

Telefonava ai suoi clienti e potenziali clienti.

E sai una cosa?

Non voleva nessuno intorno a sé, non voleva essere visto da nessuno mentre telefonava.

Voleva stare da solo.

Il punto è che la sua strategia funziona alla grande. E fra poco vediamo perché.

Prima diamo un accenno alla comunicazione, per comprendere perché Happy sta al contesto come il Goals sta al testo.

Come fai a non comunicare nulla, niente di niente?

È possibile non comunicare?

happy goals

A meno che tu non sia solo e nessuno ti vede, se sei in un ambiente dove sei soggetto anche solo allo sguardo delle altre persone, non puoi non comunicare.

Se ti metti in mezzo alla strada e stai fermo e zitto, qualcuno ti vede comunque.

E se ti vede si fa una idea di te e di che cosa stai facendo, pensando.

Apparentemente non stai comunicando. E invece stai comunicando eccome.

È impossibile non comunicare. Si comunica sempre

Anche quando sei da solo e nessuno ti vede.

Comunichi con il tuo corpo e la tua mente, come ad esempio attraverso la tua postura, la morbidezza o tensione dei tuoi muscoli, la qualità dei tuoi pensieri.

Mandi dei messaggi alla tua mente ed al tuo corpo.

Comunichiamo sempre, è un dato di fatto, che ci piaccia o no.

Infatti, spesso la comunicazione la subiamo perché non la controlliamo.

Dato che è impossibile non comunicare, l’unica scelta saggia è comprendere come comunicare in maniera efficace e poi esercitarla.

Per farlo occorrono due fattori:

  1. Il Testo, ovvero messaggio
  2. Il Contesto.

È il contesto che crea il testo.

Senza contesto il testo smette di essere testo/messaggio e diventa un insieme di parole che fanno una fine simile al titolo del film: Via col vento.

Il testo per essere la base di una comunicazione efficace deve basarsi sul contesto

fabio zancanella

Abbiamo parlato all’inizio di Giancarlo.

Non è un nome di fantasia ma una persona reale che conobbi molti anni fa.

Giancarlo per telefonare ai suoi clienti e potenziali clienti, faceva una serie di azioni che apparentemente, sembravano assurde.

Si faceva la barba con cura, si pettinava, metteva una delle sue camicie migliori, le scarpe lucidate, completo di pantaloni, giacca e cravatta.

Sceglieva perfino l’orologio.

Dopodiché si chiudeva in ufficio oppure nella sua stanza di casa e telefonava.

Telefonava ai suoi clienti o potenziali clienti.

La prima volta che l’ho visto mettersi così elegante e scegliere l’orologio che si abbinasse al suo abbigliamento gli chiesi semplicemente: “perché?”

“Perché sto creando le condizioni migliori per telefonare” rispose.

“Questo è il mio abbigliamento da lavoro ed inoltre è come mi piace vestirmi. E funziona.

È come se dall’altra parte mi vedono.

Non te lo so spiegare ma mi sento a mio agio e sono molto più vero, professionale ed incisivo.”

Ora, non siamo dei fan della giacca e cravatta, tutto il contrario, ma ho visto che funzionava per lui, eccome se funzionava.

Mi disse Giancarlo, che le prime volte che si chiudeva nell’ufficio vestito elegante e pettinato, i suoi colleghi ridevano.

Poi, gli stessi colleghi hanno smesso di ridere, perché è diventato uno dei migliori venditori nel giro di pochi mesi.

Questo cosa ci fa capire?

Che il contesto crea il testo.

Il contesto è la matrice della comunicazione

strategie comunicazione

Ora facciamo un altro esempio.

Nel libro Happy Goals parliamo delle esercitazioni nello stato americano del Wisconsin per le evacuazioni in caso di tornado e uragano.

Le esercitazioni sono finalizzate ad abituare le persone a compiere le corrette azioni in caso di calamità e lo scopo è più che nobile: salvare Vite.

Ora, il testo è la sirena.

Qual è il contesto?

Il meteo. La qualità del tempo. Questo è il contesto.

Se il cielo è sereno, solo una piccola percentuale delle persone prende parte alla esercitazione.

Perché il contesto non è coerente con il testo.

Se il cielo è parzialmente nuvoloso una percentuale lievemente maggiore prende parte alla esercitazione.

Invece se il cielo è nuvoloso o se piove, circa l’80% delle persone partecipano, spesso correndo, alla esercitazione.

Attenzione, sapendo bene che si tratta SOLO di una esercitazione.

Perché il contesto è coerente con il testo.

Sono sempre le stesse persone ad essere chiamate a partecipare alla esercitazione ed il suono della sirena è sempre lo stesso.

Solo che, stesse persone, stessa sirena, ma si ottengono delle azioni diverse.

Questo accade perché cambia il contesto.

Perché è il contesto che crea il testo.

Questo spiega anche perché chi parla a voce alta sussurra quando entra in chiesa o in biblioteca.

Perché una persona vestita bene che cade a terra viene aiutato subito rispetto a chi è vestito in modo trasandato.

Perché dare un messaggio corretto in un contesto sbagliato è una ottima occasione perduta per stare zitti

Gli esempi sono tantissimi.

Il contesto viene prima del testo. Come Happy viene prima del Goal.

Un obiettivo se non è inserito in un contesto che fa suonare la sirena nel tuo stomaco e senti quell’emozione che ti accende, non ti muoverai mai o se lo fai, ti muovi a fatica.

Ti muovi con sforzo, il contrario della forza.

Creare testi significa narrare, creare contesti significa creare anche i testi e quindi, sognare, con la testa in cielo ed i piedi per terra.

Tutti i grandi comunicatori creano prima i contesti e poi i testi.

Come Happy, l’unico a creare i Goals, quelli veri.

Perché… Happy sta al contesto come i Goals sta al testo.