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Essere aperto a nuove opportunità non significa assecondare la fortuna del momento

Essere aperto a nuove opportunità significa prima di tutto, non confondere i desideri con i fatti.

Alle volte accade di ritrovarsi con le spalle al muro o di sentire l’odore del fondo così vicino, da credere che le uniche soluzioni possibili sono accontentarsi di ciò che ci viene lasciato dagli altri.

E questo è anche comprensibile, quando il mondo attorno a noi sembra un muro di cemento davanti ai nostri obiettivi.

Un po’ come accade nel pugilato.

Fra poco vediamo perché usiamo l’esempio del pugilato.

Immagina di essere un pugile messo all’angolo, in balia di una tempesta di diretti e ganci, sia al viso che al corpo.

Cosa fai?

Cerchi di uscire dall’angolo.

E l’avversario cosa fa?

Non ti lascia uscire.

Ti riporta con forza all’angolo e ricomincia a colpirti, anche peggio di prima.

Non è una bella situazione.

Ora, in questa situazione, saresti disposto a scommettere su te stesso?


Perché è qui che si creano le migliori opportunità, come la vita e la storia insegnano.

Infatti, nelle situazioni estreme, come quella del pugile all’angolo del ring, hai solo due possibilità.

Ti lasci cadere ponendo fine al match oppure tieni duro. Non ci sono alternative.

Se ti lasci cadere perdi, se tieni duro vinci.

Qui, nell’angolo del ring, puoi contare solo su te stesso.

Poi se chiedi consiglio è anche peggio.

Qualsiasi persona normale, il contrario di speciale, ti direbbe di mollare, di invocare il timeout.

E invece è qui che occorre ritrovare la tua presenza. Essere presente a te stesso

Essere aperto a nuove opportunità, quelle vere, implica ritrovare la propria presenza nei momenti più apparentemente disperati.

Altrimenti, navigare con il vento a favore sono bravi tutti, perché dipendono dal vento.

Le opportunità migliori, spesso arrivano quando ti senti disperato.

tenere duro

Quando in quei momenti ritrovi la tua presenza, riesci a vedere e cogliere le opportunità reali.

Se sei disperato non è perché la speranza ti ha abbandonato ma è semplicemente finita.

E quindi, sono finite anche le scuse.

Questa è la magia della pancia vuota, che non confonde la golosità della pancia piena con la fame reale della pancia vuota

Le esperienze apparentemente peggiori, annunciano le opportunità migliori.

È qui la vita, il ring della vita, vuole TE. E devi essere presente.

È qui che devi ascoltare il tuo Happy. Ti dice sempre la verità.

Happy è sempre con te, non molla mai. E tu devi fare la stessa cosa: non devi mollare mai.

Come ha fatto il pugile, sul ring della vita.

Ora ti raccontiamo la storia vera, di un pugile della vita che non ha mollato, mai.

Il suo nome è sigillato nella memoria dei tempi.

Grazie alla sua capacità concreta di essere aperto a nuove opportunità, ha raggiunto il suo obiettivo vero, perché felice.

Ha raggiunto il suo Happy Goals.

Stiamo parlando di Sylvester Stallone.

Pochi conoscono la sua storia.

Sylvester Stallone è un vero pugile della vita perché ha compreso il fatto tecnico alla base delle opportunità: non è importante non cadere, ma è importante rialzarsi una volta in più di quelle che cadi.

rocky

Sylvester Stallone nasce a New York nel 1946, presso un istituto di carità di Hell’s Kitchen, un quartiere di Manhattan.

Il padre Frank (barbiere) e la madre Pulcheria, erano entrambi originari del barese precisamente di Gioia del Colle ed emigrati negli Stati Uniti d’America negli anni ’30.

Sylvester Stallone, non essendo nato da una famiglia ricca, ha trasformato i suoi punti deboli in coraggio e tenacia.

Il tutto plasmato da una dose di pazzia, necessaria per uscire dalla normalità del quieto vivere

Che infatti non è né quieto e né vivere.

Quando Stallone decise di dedicarsi alla recitazione, tutti tentarono di scoraggiarlo.

Come?

Facendo quello che fanno quasi tutti, elencandogli le ragioni per le quali lui non avrebbe mai avuto successo.

Il carosello era: non ce la farai mai, hai la bocca storta, hai il look sbagliato, farfugli quando parli, sei troppo muscoloso e via dicendo.

A quei tempi, parliamo degli anni ’70 l’uomo che andava di moda era stile Robert Redford, sensibile ed intelligente.

Quindi Sylvester Stallone era solo adatto per i ruoli da cattivo.

Ma il suo sogno, il suo Happy Goals, era diverso.

All’età di circa 30 anni,  Sylvester Stallone si rese conto che era lui a dovere far accadere qualcosa se voleva raggiungere il suo obiettivo.

Sapeva molto bene che per andare a prendersi quello che voleva, non poteva affidarsi alla speranza, doveva affidarsi a se stesso.

autostima

Un giorno, mentre stava per uscire da uno dei tanti provini, gli venne una illuminazione.

Disse a coloro che selezionavano gli attori: “se vi interessa io scrivo”.

“Ok” – risposero loro – “se hai qualcosa di interessante torna pure.”

Sylvester Stallone nel giro di 4 giorni scrisse la sceneggiatura di Rocky.

Si presentò dai produttori.

La sceneggiatura di Rocky piacque molto e gli offrirono 15.000 dollari. Parliamo degli anni ’70.

Sylvester Stallone fece un rapido conto (aveva chiaro il suo obiettivo).

Certo, quei soldi gli avrebbero fatto molto comodo, avrebbe potuto vivere degnamente per un po’ di tempo.

Poi sarebbero finiti e se ne sarebbe pentito per tutta la vita.

Per quanto fosse in difficoltà non poteva barattare il suo sogno. Disse NO

nuove opportunità

Anche perché la sceneggiatura che aveva scritto parlava dell’esatto opposto: non arrendersi mai.

Quindi?

Sylvester Stallone fece la sua proposta: “Voglio essere io l’attore protagonista“.

Risultato? Rifiutarono.

Quel rifiuto era l’ennesimo NO. Acronimo di Nuova Opportunità.

Sylvester Stallone era aperto a nuove opportunità, quelle vere, che senti dentro di TE.

Nonostante tutte le difficoltà, nonostante fosse all’angolo sul ring della vita, non mollava.

Aveva scommesso su se stesso e ci credeva in ogni sua cellula, in ogni secondo della sua vita.

Aveva deciso: trasformare i NO, dolorosi, in nuove opportunità.

Sylvester Stallone non ha letto il libro Happy Goals ma ha applicato alla perfezione il Metodo OttoVolante.

È incredibile cosa si può ottenere dicendo NO!

Sylvester Stallone infatti, continuò a dire di NO, fino a quando ottenne la parte in via temporanea

Significa che al primo errore sarebbe stato mandato via.

Era disposto a giocarsi tutto per il suo obiettivo. Aveva scommesso su se stesso nonostante le difficoltà.

Dato il suo fisico, gli proposero la parte del cattivo; rincorrere un uomo che doveva saldare dei debiti.

Ricordiamo bene la scena iniziale del film: Stallone fu sicuramente convincente.

Recitò tutto il film Rocky che poi approdò per la prima volta nella sale cinematografiche.

Alla prima proiezione il cinema era pieno, fino all’ultimo seggiolino.

Durante la scena finale, tutto il pubblico era in piedi a fare il tifo per Rocky.

Risultato?

Il film Rocky fu un incredibile, enorme successo.

9 Nomination, 3 premi Oscar, un Golden Globe ed il David di Donatello.

Senza contare tanti altri premi meno famosi.

Sylvester Stallone ha fatto sognare intere generazioni.

Ha tenuto incollato alla sedia centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta.

Ha fatto scorrere adrenalina e annaffiato i semi della tenacia in tutti i continenti.

Pensa se avesse accettato i 15.000 dollari senza ascoltare il suo Happy.

Bene. Che cosa rappresentava Stallone nel suo film?

La dimostrazione di cosa accade quando si crede in se stessi anche nei momenti difficili.

La dimostrazione che quando non molli mai e tieni duro, le cose durano per sempre

Come la leggenda di Rocky.

La dimostrazione che aprire la porta delle nuove opportunità significa anche chiudere la porta della mediocrità.

Essere aperto a nuove opportunità significa volare nel nuovo mondo degli Happy Goals e superare i limiti auto-sabotanti, perché rimangono nel vecchio mondo.

E quando voli verso i tuoi Happy Goals, trovi la tua luce autentica e vivi con lei.

Pronto per volare?

Ok. Ribalta il NO e vedi ON.Premilo.

Ci vediamo in alta quota.